La
torre delle meraviglie: metamorfosi e altre mirabilia
A tutti coloro che
sanno leggere tra le righe,
percepire oltre lintuibile,
sentire oltre il percettibile,
vedere oltre il visibile
Cera
una volta un re seduto sul sofà che disse alla
sua regina: <<raccontami una storia>>
e la storia cominciò
Un giorno nel bel mezzo di un campo, tra erba e cemento,
comparvero insoliti dischi, misteriose ruote dacciaio
che riflettevano la luce e lombra del giorno
e rispondevano, con le loro vibrazioni, al tocco di
chi osava battervi sopra la mano
Qualcuno, stranito, pensò allo sbarco di sconosciuti
esseri giunti da lontano, ma altri invitarono al silenzio
e allascolto
Un video di colori luminosi, che rimbalzando sullo
schermo mutavano cromia e forma, espandendosi e fluttuando,
attirò lattenzione sullingresso
di una torre. Gli
abitanti del paese si rivolsero quindi da quella parte,
ma solo il vecchio ed esperto saggio, provvisto di
lume e bastone, con circospezione entrò
Davanti ai suoi occhi, in unatmosfera onirica
e surreale, apparvero altre meraviglie e inconsueti
oggetti: metamorfici abiti, goticheggianti maschere,
immagini mutevoli, materie trasformate in nuove esistenze,
reminiscenze del passato trascorso.
Il vecchio si addentrò oltre, salendo la scala
che al suo passo un poco scricchiolava, trovò
appesi ferri aggrovigliati in inconsuete figure umane
e ombre della loro presenza, scatole ottiche nelle
quali anamorfosi svelavano nuove visioni. Nella torre
suoni diversi si sovrapponevano, in un ensemble che
solo pian piano, avvicinandosi alla fonte di provenienza,
si schiariva, facendone percepire le forme, gli accordi
e le composizioni.
Il saggio si appoggiò sul bastone e salì
altri gradini
In uno spazio oscurato dal sole vide, tra lampi di
chiaro, due sculture antropomorfiche alle prese con
una sensuale danza e atavica lotta, inerti nella loro
consistenza, ma perennemente mobili alla luce.
Il vecchio rimase nella torre, in un sovrapporsi di
stimoli sensoriali, finché il suo sguardo si
colmò, il suo udito si riempì e il suo
tatto si saziò.
Solo allora ridiscese con attenzione tutti i gradini
uno ad uno, tenendosi stretto al corrimano, raggiunse
luscita e senza dire nulla agli astanti si allontanò
dalla torre volgendole le spalle chine ...
Dissero che uscì confuso, un poco zoppicante
e stordito, segnato nel bel mezzo della fronte da
una profonda ruga che crucciava il suo sguardo
Quel giorno una piccola metamorfosi si era compiuta.
Anna
Lisa Ghirardi, maggio 2010
Claus
Khan
Le
sculture di Claus Khan sono architetture modulari,
ovvero costruzioni generate da misure e forme geometriche
ripetute, alla ricerca di una costruzione armonica.
Claus opera allinterno di una concezione compositiva
strettamente connessa alla cultura antica, che ci
riporta proprio in quella terra tanto amata dellartista,
la Grecia, sebbene non manchino nelle sue creazioni
suggestioni scaturite da altre culture arcaiche o
esotiche. Non è un caso pertanto che una scultura
abbia il titolo greco Zoi, da ???, vita. Le sue stesse
opere, attraverso unaccelerazione artificiale
attuata dallartista, sono percorse dai segni
del tempo. I grandi dischi lavorati con acidi, terra,
a volte catrame, nella metamorfosi compiuta, palesano
il riferimento allesistenza: la materia è
mutevole, quindi viva. Lacciaio lucido e riflettente
si trasforma talora in superficie opaca, sporca, grezza,
e talora da resistente e serrato in uno spazio lacerato.
Le opere sono pertanto metafore nelle quali Claus
sembra rileggere il pensiero, liter umano: dalla
creazione, allevoluzione, in un movimento ritmico
e perenne. Non mancano invero nelle sue sculture riferimenti
espliciti a temi sociali, quali lindifferenza
e lossessione.
Claudia
Lauro nasce a Gavardo (BS) nel 1980. Consegue la maturità
artistica presso il liceo Calini e si
laurea alla LABA di Brescia, indirizzo Scultura. Dal
2002 espone e partecipa a simposi, in Italia e allestero.
Lartista si propone al pubblico nella sua multiforme
essenza, le sue varie creazioni artistiche (pittura,
scultura, fotografia,
) sono infatti presentate
come opera di artiste diverse: Claus Khan, Claus,
Claus Laus e Claudine Jepiou.
CARLO LAMBERTI
Nel Video Contaminazioni gocce di colore cadono in
uno strato di tempera bianca, in un dripping che va
oltre la tela, la superficie. I pigmenti affondano
nella tempera per poi tornare a galla in immagini
fluttuanti e mutevoli. É il puro bianco, la
candida pagina, che accoglie come una madre liride
cromatica, lasciandosi contaminare. Le immagini non
sono legate alla semplice azione del pittore, ma procedono
autonome nel loro continuo farsi, in una percezione
che muta: un susseguirsi di frame pittorici creano
molteplici quadri, dimensioni astratte, memori delle
prime Composizioni di Kandinskij. Il lento e meditato
dripping ci allontana dal ritmo incalzante dellAction
Painting, qui lazione è infatti dilatata
in un tempo che sembra percorrere lo spazio senza
fretta e in apparente assenza di suoni, se non fosse
per il pacato rumore del gocciolio del colore, una
pausa nel ritmo del silenzio. Inversamente, frenetico
è il mondo che si muove attorno.
Nel video la materia, il colore, le forme, i rumori
si contaminano, come avviene nei paesaggi, nelle ambientazioni,
nella società, nelle culture, nelle filosofie,
... Luomo in fondo è come una goccia
di colore.
Nasce
a Brescia nel 1982. Si diploma nel 2001 al liceo scientifico,
indirizzo artistico, Calini e si laurea
nel 2007 alla LABA di Brescia, indirizzo Arti Visive.
Lavora inizialmente con la pittura e in seguito con
l'installazione, la scultura e la video arte. È
impegnato anche in progetti di arte sociale. Espone
dal 2005 in diverse mostre collettive.
Vera
Bugatti
La figura umana è un elemento costante dellopera
di Vera Bugatti, tanto da costituire il perno di unespressione
artistica dallessenza ontologica. Le tecniche
impiegate dallartista sono invece apparentemente
divergenti: segno e colore giungono persino a scindersi.
Se il gessetto, medium dei suoi dipinti su strada,
è colore destinato a scomparire in un lasso
di tempo breve, il fil di ferro, impiegato nei suoi
pannelli lignei, è una sorta di grafite plastica
che ha la possibilità di invecchiare lentamente,
assumendo lunica colorazione pittorica ammessa,
quella derivata dallossidazione. In realtà
il colore e il segno non sono contrapposti, tanto
che nelle sue tele convivono, essi sono componenti
del doppio, la Bugatti infatti in tutta la sua opera
esplora, attraverso una complessa indagine introspettiva,
la percezione dellambiguo, del complesso. Una
ricerca necessariamente labirintica dellidentità
frammentaria, dispersa, della realtà distorta,
come la prospettiva da lei impiegata, nonché
degli spazi impossibili, surreali, densi di rimandi
in automatismo. Il suo percorso ci conduce tra meandri,
tra i tracciati della filosofia e della psicanalisi,
dove la luce e lombra si intrecciano, come i
fili aggrovigliati delle sue opere. Le sue scatole
ottiche, moderni Mondi novi, ci invitano ad osservare
i suoi dipinti attraverso un foro, ad isolarci dalla
realtà contingente per vedere altro da ciò
che avremmo altrimenti percepito, ma, pur attraverso
una visione monoculare, vediamo ancora una volta una
visione deformante, destabilizzante.
Nasce
a Brescia nel 1979. Consegue la maturità artistica
presso il Liceo Calini di Brescia e si
laurea in Lettere presso lUniversità
di Parma. Espone in collettive e ottiene riconoscimenti
allinterno di concorsi internazionali di Madonnari.
Nel 2007 esegue alcuni lavori per Labbuffata
di Mimmo Calopresti. Nel 2008 vince il Premio nazionale
di Pittura Emilio Rizzi. Al 2009 risale la sua prima
mostra personale, Déjà Vu, tenutasi
presso la Galleria dellAref (BS).
Marcello
Gobbi
Lopera che lartista presenta in mostra,
In fuga, appartiene al ciclo Eros e Thanatos ed è
parte di un più ampio progetto intitolato Giudizio
universale. Eros e Thanatos rappresentano le due facce
di un ciclo che governa lesistenza: pulsione
di vita, amore, e pulsione di morte, odio e distruzione,
in un dissidio cosmico che contrappone energie che
si attraggono e respingono. A questa polarità
lopera di Gobbi vede inoltre sovrapporsi altri
principi dicotomici: lo Yin e lo Yang, ai quali la
scultura rimanda per forma, cromia, tensione.
Eros e Thanatos possono assumere luna la forma
dellaltra, tanto che nellopera non mancano
elementi di ambiguità, dalliconografia,
alla materia e alla composizione. Ci si interroga
pertanto se le due pulsioni abbiano la medesima apparenza,
immagine; ci si chiede di chi sia la fuga: di Eros
che cerca di fuggire dalla ciclica danza o di Thanatos
che nella morte si separa dal corpo, tornando a una
forma d'esistenza inorganica? Altro quesito è
quello legato alla forma scultorea, proiezione del
pensiero filosofico: esiste uno spazio autonomo per
le due entità o entrambe sono racchiuse in
una medesima forma? Il materiale stesso nel quale
è plasmata la scultura ci trasmette antitesi:
allo sguardo abbiamo la sensazione di freddo e la
percezione di una materia pungente, al tatto sentiamo
calore e morbidezza. Le linee compositive del gruppo
plastico tendono a confondere la natura statica con
lidea di movimento, in un gioco vibrante di
luci ed ombre. Inscindibili sono il piacere e il dolore,
lerotismo e lapatia, la vita e la morte,
la stasi e il movimento. Il contrasto dialettico è
eterno, solo il Giudizio Universale, riletto da Gobbi
in termini spirituali, più che religiosi, può
offrire la liberazione da un tempo che vede vita e
morte in una contrapposta unione ad un tempo in cui
le due dimensioni conosceranno lo scisma.
Nasce
a Brescia nel 1970. Consegue il diploma presso lIstituto
dArte Caravaggio di Brescia e nel
1995 si laurea allAccademia di Brera a Milano,
indirizzo Scultura. Sin da subito intreccia il lavoro
di scultore con la fotografia. Espone dal 1992 in
Italia e allestero. La sue ultime personali
si sono tenute a Venezia presso la Venice Design Art
Gallery.
ANDRÉS
RECONDO
Lopera di Andrés Recondo, eclettico e
camaleontico artista, è metamorfosi, trasformazione,
dalla propria immagine, protagonista di video e scatti
fotografici, a tutto ciò che egli plasma, crea:
la musica, il disegno, gli abiti, le maschere, le
sculture. Nulla del resto esiste con forma immobile,
stabile e costante, tutto è mutevole e complesso.
Ogni esistenza conosce la mutazione, fenomeno legato
sia alla frammentazione dellio, che ai cambiamenti
di un corpo cangiante, attraversato dal tempo. La
metamorfosi è inoltre stadio necessario per
la conoscenza, una conoscenza che è connaturata
ad ogni essere umano, ma che può anche essere
esperienza suprema, di congiungimento al divino, come
per gli sciamani. Si spiega pertanto lesigenza
di un artefatto, della maschera e della veste. La
maschera crea un doppio di sé, ed è
pertanto possibile intessere un dialogo introspettivo,
inoltre, come nel teatro, ci fa rivestire un altro
ruolo, uscire da noi stessi, ma essa è anche
qualcosa daltro, permette infatti di esorcizzare
la paura, di trasformare la minaccia in protezione,
intraprendendo un processo di liberazione spirituale.
Lo sciamano indossa infatti una forma, che incarna
la potenza dellinvisibile, e riconoscendosi
con essa le va incontro. Senza dimenticare che le
maschere funebri congiungono la vita alla morte, allaldilà.
Tutti questi aspetti, meditati nella loro complessità,
coesistono nellopera di Andrés. Lo stesso
abito, che protegge e inviluppa il corpo, ha una funzione
simbolica, colui che lo indossa si appropria delle
virtù dellanimale ucciso, fagocitato;
non stupisce allora che i suoi abiti ricalchino la
texture delle ali squamose delle falene e i variegati
motivi delle conchiglie marine e nemmeno che le sue
maschere riprendano la forma dei bozzoli o delle elitre
del coleottero.
Allinterno della torre Andrés crea uninstallazione
che presenta solo alcuni tasselli di unopera
che ambisce, in una ricerca ancora in atto, ad una
performance unitaria ed universale.
Nasce a Brescia nel 1985. Consegue la maturità
artistica presso il liceo "Calini" e nel
2009 si laurea alla LABA di Brescia, in Scenografia
con indirizzo Moda. Ha collaborato tra il 2008 e il
2009 con The Project Foundation (TPF), agli eventi
Ri-Creando e Stupe-facendo, con lAssociazione
Contatto Diretto alla sfilata The Sartorialism e con
la LABA all'evento I Luoghi dell'Abito: la città.
Compone musica sotto lo pseudonimo di "Cerebradinamo",
progetto in elaborazione che aspira a coniugare in
un' unica opera i molteplici linguaggi acquisiti.