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"Il
Bambino d'oro"
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Claus
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C'era
una volta, un paese veramente molto piccolo, il suo nome
era Ecap, ma era così piccolo, ma così piccolo,
che tutti lo chiamavano Paesino.
Allora, dicevamo che Paesino era un paese molto piccolo,
si trovava lontano dal caos della città che attraeva
molto i ragazzi che crescevano; di loro molti partivano
per la grande attrazione, studiavano, imparavano un mestiere
e poi tornavano con il loro gruzzolo al paesino e, con l'aiuto
dei vecchi amici, aprivano un piccolo negozietto o altro,
ed insegnavano il mestiere a chi ne era desideroso.
In questo modo Paesino divenne ben presto un paese vero
e proprio e poi un paesone ed infine un'allegra Cittadella,
ed è proprio così che tutti la chiamavano.
Ecap, la nuova Cittadella, ormai offriva di tutto e di più
ai suoi abitanti, c'erano tante case, tanto lavoro, tante
attività, tante possibilità, scuole e bambini.
Fu così che un giorno, una famiglia che veniva da
molto lontano, quando vide tutte le bellezze e le ricchezze
di Cittadella, decise di fermarvisi.
Inizialmente fu difficile trovare qualcuno che desse il
lavoro al babbo, e fu difficile farsi dare una casa in affitto
nella bella Cittadella, ma poi andò tutto per il
meglio.
Il babbo lavorava e alla sera rincasava, con i soldini che
guadagnava la mamma aveva finalmente una bella casa, calda
e accogliente, dove i due piccoletti ed il figlio maggiore
potevano vivere bene, al sicuro e, perché no, combinare
un po' di disastri alla mamma che spesso doveva pulire,
riordinare, lavare, stirare, anche il suo era un lavoro
duro, quasi come quello del babbo; poi, di tanto in tanto,
qualcuno del vicinato sbucava sull'uscio di casa e, vedendo
le mani veloci ed esperte della giovane mamma, le chiedeva
di essere aiutata:
"Giovane cara mi può aggiustare la tovaglia?
si è scucito il bordo!".
Oppure:
"Giovane cara, mi può aiutare con questa gonna?
Non va più bene e sarebbe da allargare un poco".
Oppure:
"Giovane cara, mia figlia compie gli anni e vuole un
vestito nuovo, mi potrebbe aiutare a confezionarlo?".
Così la giovane mamma aveva molto da fare, ma in
questo modo aiutava il marito, e le loro famiglie rimaste
nelle povere terre lontane, per poter ospitare chi voleva
studiare ed imparare un mestiere, e chissà, un giorno
lasciare che i figli possano tornare a casa e insegnare
a nuove persone desiderose, quello che loro avevano imparato
a scuola e nel lavoro.
Il figliolo più grande finalmente raggiunse l'età
per la scuola elementare, era così felice di poter
studiare e di imparare bene la lingua della nuova Cittadella,
così l'avrebbe insegnata ai suoi due piccoli fratellini,
e alla mamma che era tutto il giorno in casa a lavorare
e anche al babbo, che l'aveva imparata bene al lavoro, ma
non sapeva né leggere né scrivere. E poi c'erano
i suoi amichetti, quelli arrivati dal suo paese lontano
e da tanti, tanti, tanti altri paesi sfortunati e lontani
come il suo; anche loro erano desiderosi di imparare la
nuova lingua, ma erano troppo piccoli ancora per la scuola
e l'asilo purtroppo costava troppo per i loro genitori che
li tenevano in casa fino all'età tanto sospirata.
Il piccolo aveva il suo bel nome, ma l'aveva sostituito
con un soprannome, Alfa, non che se ne vergognasse, ma era
davvero troppo difficile per i suoi giovani coetanei imparare
il suo nome, così diverso dai loro, un giorno, sarebbero
stati grandi e colti, ed avrebbero imparato il suo nome
così come era stato scritto dai suoi genitori, quando
ancora lui sognava nella pancia della mamma.
Il piccolo andò al primo giorno di scuola, era tutto
orgoglioso perché la mamma, con tanti sacrifici,
gli aveva fatto un bel vestito e, con i due soldi risparmiati,
gli aveva comprato un bello zainetto, con il quale poter
andare a scuola, ed era così felice, e si sentiva
così tanto uguale agli altri bambini, che quasi non
si ricordò nemmeno del fatto che non parlava la loro
stessa lingua, ma non importava, lui l'avrebbe imparata
a tutti i costi, ed aveva anche quasi deciso che cosa fare
da grande: sarebbe diventato un insegnante di italiano,
ed avrebbe istruito tanti bambini come lui, che ne avessero
avuto davvero bisogno, e magari, chissà, l'avrebbe
insegnata agli studenti di lingua, o a quelli desiderosi
di impararla, magari là, là così lontano,
nel suo paese, dove aveva lasciato i suoi parenti, i suoi
amici e i nonni, i suoi poveri nonni, adesso stavano bene
e mangiavano tutti i giorni nella nuova casetta costruita
con l'aiuto dei loro figli, i genitori del piccolo Alfa;
ma gli mancavano tanto così tanto
Così Alfa partì, con il suo vestitino nuovo
e con lo zainetto che la mamma gli aveva comprato, pieno
di libri che presto avrebbe potuto leggere.
Camminando per la strada era così felice che non
riusciva a controllarsi, saltava, cantava, parlava in continuazione
alla affannata mamma.
Arrivato a scuola chiamarono la sua sezione e si mise subito
in fila con gli altri bimbi del suo stesso anno.
Quando si mise in fila era così contento che non
si accorse nemmeno che tutti i bimbi erano di colore rosso
e blu, mentre lui era di colore oro. Ma per lui non era
importante, aveva così voglia di giocare e imparare,
imparare e giocare che non lo notò proprio; dopo
le prime ore di scuola, Alfa aveva già imparato qualcosa,
anche se sapeva bene che non era nemmeno una minuscola parte
di quello che avrebbe dovuto studiare.
Arrivò anche la ricreazione, e Alfa era all'ultimo
cielo, avrebbe potuto conoscere gli altri bambini e la loro
lingua i loro pensieri, i loro giochi
ma quando uscì
vide che tutti i bambini erano divisi in due gruppi, uno
con tutti i bambini di colore rosso e l'altro con tutti
i bambini di colore blu. Alfa non sapeva chi scegliere,
così si mise in mezzo ai due gruppi e scacciando
tutta la sua timidezza disse ad alta voce:" Chi vuol
giocare con me?".
Qualcuno di colore rosso e qualcuno di colore blu rispose
alla sua domanda, e si misero a giocare tutti insieme, era
così divertente anche se non capiva bene tutte le
parole dei nuovi amici, Alfa era proprio felice, e imparava
molti nuovi giochi.
Tornato a casa raccontò tutto alla mamma che era
tanto orgogliosa del suo piccolo scolaro.
Il giorno seguente Alfa non era meno agitato del primo giorno
di scuola, ci arrivò tirando con la mano la mamma
e dopo le lezioni scese nel cortile per la ricreazione,
ma quando vi arrivò qualcosa era cambiato.
I gruppi dei bimbi rossi e blu erano divisi e sembravano
confabulare qualcosa, e quando il piccolo si mise nel mezzo
chiedendo a gran voce:
"chi vuole giocare con me?
".
nessuno rispose.
Se ne restò lì, tutto solo, senza poter giocare
con nessuno e così fu per tutti i giorni a venire,
vennero le vacanze invernali e il piccolo Alfa le passò
con la sua famiglia, era venuto anche lo zio a trovarli,
e lui ne fu molto felice, ma pensava sempre a quei bambini
della scuola, che non volevano giocare con lui.
Un giorno uscì un po' nel cortile di casa e notò
che un bimbo color rosso lo chiamava dal cancello:
"Ciao" - gli disse - "Come stai?". Alfa
era un po' arrabbiato, ma con gentilezza rispose: "Sono
triste.".
"E perché?" - proseguì il bambino
rosso - "perché nessuno gioca più con
me a scuola?" il bambino rosso rimase un po' in silenzio
pensieroso e poi gli disse: "Se nessuno gioca con te
è perché tu sei di colore oro e noi siamo
tutti o rossi o blu, i rossi giocano con i rossi, e i blu
con i blu, è sempre stato così, non è
colpa nostra!".
"E io cosa c'entro?" - domandò seccato
il piccolo -.
"Tu, tu sei il bambino d'oro!".
Alfa rimase stupito, allora era quello il grande mistero,
lui era di un colore diverso da loro, e pensare che lui,
invece, non se ne era nemmeno accorto.
Poi il bambino rosso aggiunse: "Sai, io volevo giocare
con te ma gli altri bambini mi tirano in giro e il babbo
e la mamma dicono che è meglio lasciarti stare, perché
non sanno da dove vieni e cosa ci fai qui", poi corse
e scappò via lontano.
Il piccolo era sconvolto, allora era così, il suo
colore era il problema, e si rattristò molto, perché
non sapeva davvero cosa fare, provò anche a dipingersi
tutto di rosso e pure di blu, ma quando la mamma lo lavava
tornava ad essere il bambino d'oro che era sempre stato.
Alfa diventò sempre più triste e taciturno,
così un giorno che era molto pensieroso lo zio gli
chiese: "Cosa c'è Alfa che non sorridi più
così spesso?" il piccolo pianse e raccontò
tutto al grande zio, che lo abbracciò forte e gli
disse che doveva mostrargli qualcosa che lui doveva assolutamente
vedere.
Alfa partì con lo zio che gli raccontò che
la sua sposa era del loro stesso paese ed aveva un fratello
maggiore che aveva incontrato l'amore in una donna della
grande cittadella Ecap.
Questo ragazzo era color oro, proprio come lui ed Alfa,
e l'adorata moglie era color blu e quando nacque il loro
figlioletto, questo era metà blu e metà oro.
Quando Alfa lo vide prima sorrise un po', proprio come i
bambini della scuola avevano fatto con lui, ma poi ci giocò,
senza mai tirarsi indietro, anche se era un po' più
grande di lui.
Mentre tornavano a casa lo zio gli disse: "Hai visto,
Alfa, devi essere paziente, un giorno non sarà più
come è oggi per te, così difficile, ma non
smettere di essere buono, e rispondi sempre con cortesia
anche alle accuse ingiuste, agli scherzi, e a tutte le parole
cattive che ti potranno dire".
Alfa aveva capito tutto, il suo sogno era così grande
e importante che niente e nessuno l'avrebbe fermato, così
studiò, studiò, e studiò ancora, finché
non finì la scuola, passò l'estate e ritornò
di nuovo la scuola.
Quando si presentò notò qualcosa di nuovo:
c'era un bambino tutto verde.
Inizialmente rimase un po' strabiliato, ma poi lo accolse
a braccia aperte
e come giocavano durante la ricreazione!
Ogni giorno che passava si aggiungevano ai loro giochi alcuni
bambini rossi e altri blu e loro non dicevano di no mai
a nessuno.
Crescendo, crescendo, Alfa arrivò all'ultimo anno
di scuola elementare; gli dispiaceva andarsene, ma sarebbe
entrato nella scuola dei grandi, e quante nuove cose avrebbe
imparato, e nuovi bambini avrebbe conosciuto, e nuovi giochi
avrebbe provato
ma la cosa che più lo rendeva
felice era che, guardando il cortile della scuola dall'alto,
sembrava di vedere l'arcobaleno, ormai c'erano bambini di
tutti i colori, lingue e culture, ma giocavano tutti insieme
felici.
Per lui che era stato il primo era stato un po' più
difficile, ma Alfa era comprensivo, aveva perdonato tutti,
anche i genitori dei bambini rossi e blu, che ormai erano
diventati amici del suo babbo e della sua mamma d'oro.
Il piccolo bambino d'oro divenne adulto e realizzò
i suoi sogni e fu utile alla cittadella di Ecap, che ormai
era diventata una grande città, accogliendo tutti
coloro che arrivavano da vicino e da lontano, qualsiasi
colore avessero, non aveva più importanza.
Nessuno più ad Ecap lo chiamava il bambino d'oro,
ormai, per tutti, era solo il grande Alfa.
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