2009 - 4^ Biennale Arte & Anarchia (Brescia)

BRESCIA OGGI
Mercoledì 22 Aprile 2009 CULTURA Pagina 39
MOSTRA/4. LA QUARTA EDIZIONE DELLA BIENNALE NEI LOCALI DEL CIRCOLO BONOMETTI


Arte & Anarchia
per un «mosaico»

La quarta edizione della Biennale Arte & Anarchia nasce all'insegna dello slogan «Non c'è libertà. È carcere l'intera città»: un nutrito gruppo di artisti dell'area libertaria espone fino a venerdì 24 aprile le proprie opere nei locali del circolo «Ettore Bonometti» (vicolo Borgondio 6).
Giovanni Arici, Claus, Nikol Bana, Giorgio Bertelli, Francesco Bertoni, Sandro Bolpagni, Paolo Bruno, Viviana Buttarelli, Luisella Carretta, Carolina Cuneo, Mimmo Cortese, Massimo Cuttini, Giovanna Damiani, Tulasi Da Prato, Marco De Biasio, Giuseppe De Vincenti, Maddalena Facchi, Chiara Lazzarini, Luca Lena, Pietro Maccioni, Orietta Masin, Cristina Mercandelli, Maria Mesch, Giorgio Moglia, Giorgio Momi, Giulia Pasini, Mirko Pelizzoli, Agostino Perrini, Andrea Rossi, Silvia Rossini, Franco Rinaldi, Cinzia Spada, Enrico Squassina e Chiara Valentini espongono le loro tele, sculture, incisioni, fotografie, installazioni in stili e tecniche assolutamente variegati.
L'artista Agostino Perrini ha spiegato che la formula che sostiene la Biennale prevede che ogni artista possa realizzare nei luoghi e con mezzi espressivi più appropriati una tessera della rassegna. Il mosaico composto verrà documentato in settembre a Bologna o a Firenze dalla rivista «Aparte», specializzata in libri d'arte, album musicali, film e progetti teatrali.
La Biennale è aperta tutti i giorni, dalle ore 17 alle 19. Le precedenti edizioni erano incentrate sul rifiuto della guerra, sull'importanza della memoria, sull'autobiografia. Quest'anno gli artisti hanno fatto loro un passo del poeta pesarese Gianni D'Elia, «Non c'è libertà. È carcere l'intera città».
«Segnali inequivocabili di uno strozzamento delle libertà individuali e dello smantellamento dei pochi diri! tti faticosamente conquistati - osserva Perrini - sono ormai pratica quotidiana non solo del governo centrale. In un contesto di autoritarismo crescente, a fronte di un imbarazzante vuoto culturale, assistiamo a dichiarazioni dal sapore surreale da chi amministra il potere locale, ad atti di solare stupidità e involontaria comicità, il tutto condito da irrefrenabili e inammissibili sussulti discriminatori contro chi non è degno di personificare in qualche misura il valore per definizione, la cosiddetta brescianità».