Arte & Anarchia
per un «mosaico»
La
quarta edizione della Biennale Arte & Anarchia nasce all'insegna
dello slogan «Non c'è libertà. È
carcere l'intera città»: un nutrito gruppo di
artisti dell'area libertaria espone fino a venerdì
24 aprile le proprie opere nei locali del circolo «Ettore
Bonometti» (vicolo Borgondio 6).
Giovanni Arici, Claus, Nikol Bana, Giorgio Bertelli, Francesco
Bertoni, Sandro Bolpagni, Paolo Bruno, Viviana Buttarelli,
Luisella Carretta, Carolina Cuneo, Mimmo Cortese, Massimo
Cuttini, Giovanna Damiani, Tulasi Da Prato, Marco De Biasio,
Giuseppe De Vincenti, Maddalena Facchi, Chiara Lazzarini,
Luca Lena, Pietro Maccioni, Orietta Masin, Cristina Mercandelli,
Maria Mesch, Giorgio Moglia, Giorgio Momi, Giulia Pasini,
Mirko Pelizzoli, Agostino Perrini, Andrea Rossi, Silvia Rossini,
Franco Rinaldi, Cinzia Spada, Enrico Squassina e Chiara Valentini
espongono le loro tele, sculture, incisioni, fotografie, installazioni
in stili e tecniche assolutamente variegati.
L'artista Agostino Perrini ha spiegato che la formula che
sostiene la Biennale prevede che ogni artista possa realizzare
nei luoghi e con mezzi espressivi più appropriati una
tessera della rassegna. Il mosaico composto verrà documentato
in settembre a Bologna o a Firenze dalla rivista «Aparte»,
specializzata in libri d'arte, album musicali, film e progetti
teatrali.
La Biennale è aperta tutti i giorni, dalle ore 17 alle
19. Le precedenti edizioni erano incentrate sul rifiuto della
guerra, sull'importanza della memoria, sull'autobiografia.
Quest'anno gli artisti hanno fatto loro un passo del poeta
pesarese Gianni D'Elia, «Non c'è libertà.
È carcere l'intera città».
«Segnali inequivocabili di uno strozzamento delle libertà
individuali e dello smantellamento dei pochi diri! tti faticosamente
conquistati - osserva Perrini - sono ormai pratica quotidiana
non solo del governo centrale. In un contesto di autoritarismo
crescente, a fronte di un imbarazzante vuoto culturale, assistiamo
a dichiarazioni dal sapore surreale da chi amministra il potere
locale, ad atti di solare stupidità e involontaria
comicità, il tutto condito da irrefrenabili e inammissibili
sussulti discriminatori contro chi non è degno di personificare
in qualche misura il valore per definizione, la cosiddetta
brescianità».