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L'arte
di Claudia Lauro consiste nella realizzazione in scala
gigante di oggetti imbottiti che fungono da sculture,
cuscini e/o giocattoli sessuali utili sia per l'arredamento
delle diverse abitazioni, sia per il soddisfacimento
virtuale del bisogno sessuale represso. Le installazioni
di oggetti morbidi, apparentemente familiari e domestici,
si trasformano, grazie all'arte, in luoghi dell'assurdo
e del ridicolo, nei quali ogni creazione segnala l'impossibilità
al funzionamento e l'estraneità alla realtà
consueta del quotidiano. I lavori di Claudia Lauro,
infatti, si occupano di tematiche riferite all'arte
nell'era dell'alta mercificazione del soggetto, in particolare
dei bisogni sociali indotti nell'attuale società
dei consumi.
I grandi peni, vagine o seni imbottiti, carichi di paillettes,
veli e tessuti sgargianti, mimano la seduzione dei mobili,
degli accessori d'arredamento e dei gadgets, ma, nella
simulazione del pezzo artistico unico da esibire nella
società elitaria, l'unica che si occupa seriamente
di arte, essi ricadono nell'estetica del trash e della
pornografia più scadente. Le sue opere, infatti,
sembrano mutuate dal mondo dei porno shops e dalle sartorie
artigianali dismesse dall'industria o da una presunta
pinacoteca di un ospedale psichiatrico. l'artista, che
basa dunque le sue creazioni sui valori convenzionali
della popular class, o povera gente, dichiarare velatamente
di non accogliere la richiesta di merce e il gusto della
casalinga disperata, ma di fornire invece godimento
immediato e giocoso all'inconsapevole ed ebbra donna
comune, compiaciuta dagli oggetti sessuali che può
ordinare all'artista, scegliere e possedere. l'atelier
dell'artista funge, così, come luogo di fornitura
di merce sessuale da confezionare, come sartoria artigianale
nella quale ogni cliente può soddisfare il bisogno
di merce e personalizzare l'oggetto e il soddisfacimento
del bisogno sessuale mancato, per possedere fittiziamente
l'oggetto confezionato del desiderio. Come nel mercato
del gusto massificato, nel quale ogni oggetto è
dotato di involucro accattivante per sollecitare l'appeal
immediato e il godimento visivo seducente, anche qui
l'oggetto firmato dall'artista diventa ricerca di esclusività,
modo per definire la propria personalità, delirio
per il feticcio. l'alta artigianalità e la sicura
manualità di ogni creazione acquistata trattiene
il sapore e l'odore casalingo, mentre la diversità
dei tessuti risponde alla personalità dei diversi
clienti, alla sollecitazione estetica di colui che chiede
il confezionamento personale dell'oggetto, allo status
symbol da esibire e promuovere.
In questa continua indagine tra arte, cultura e bisogni
di massa, Claudia Lauro presenta ironicamente un mondo
fallico, governato esclusivamente dal dominio maschile
e dal suo sessismo. Il pene diventa il paradigma universale
che azzera la sessualità di ogni soggetto, la
differenza naturale tra uomo e donna, fino a ridursi
in feticcio asessuato, che tuttavia nasconde vere e
contrastanti ideologie, anche sacre oltre che politiche
e profane. I grandi cuscini incorporano in sé
l'idea di feticismo, la venerazione dell'oggetto sessuale,
ma, nella loro materialità fallica, essi uniscono
in modo inestricabile la critica all'ideologia e la
stessa ideologia. l'oggetto-feticcio, che funge da sostituto
di una castrazione, diviene, dunque, oggetto fobico,
paranoia e lucida follia, fissazione all'oggetto del
desiderio incompiuto e ridicolizzato. Esso è
il paradosso di corpi maschili viventi immobilizzati
nel momento che precede il piacere, esseri paralizzati
come in una sorta di malvagio incantesimo. l'artista
mette in scena, così, la storia che permette
al soggetto di (fra)intendere il vuoto come luogo di
perdita primordiale del desiderio, nel quale ruota la
sua pulsione perennemente in conflitto tra legge e proibizione.
l'arte diventa, nella sua artificiosità, strumento
psicanalitico in grado di focalizzare il punto esatto,
nel quale la pulsione è articolata, come in una
ragnatela, dalla norma e dalla devianza, dalla realtà
e dalla follia, dalla trasgressione e dall'accettazione
dell'Io. l'arte riesce, dunque, a farsi gioco di ogni
censura della coscienza collettiva, liberando l'immaginario
da falsità ideologiche e costrizioni di pensiero.
Pertanto, ogni scultura fallica può comporsi
indifferentemente di organi femminili o maschili, fino
a generare la transcorporeità, la transessualità
e la trans-formabilità. Il lavoro artistico di
Claudia Lauro, infine, si fa monito alla manipolazione
in atto dei comportamenti sociali, coscienza al parassitismo
ideologico e severa indagine di quanto l'ideologia e
la merce s?impadroniscano dell'individuo. Il tema della
merce e dell'attrazione che essa esercita viene portato
all'esasperazione giocosa e formale, al fine di segnalarne
la pericolosità e il rapporto di dipendenza psicologica.
Nell'installazione, ogni opera funge da simulacro o
forma del desiderio mancato, visualizzazione di ciò
che è assente alla vita piena dell'individuo,
incapace ormai di distinguere nettamente amore e sesso,
sacro e profano, normalità e trasgressione, perversione
e follia, malattia e salute, corpo integro e protesi,
bisogno naturale e bisogno artificiale indotto dalla
società consumistica.
Nelle articolazioni visive esilaranti, il lavoro di
Claudia Lauro fornisce una risposta sorvegliata alla
condizione alienata dell'uomo contemporaneo, esprime
la difficoltà e la complessità umana di
affrontare i bisogni primari, quali il cibo, la casa,
il sesso e l'affetto. Da sempre altamente condizionati
e indotti dal processo storico-culturale in atto, i
bisogni umani subiscono ora un deragliamento causato
dall'aumento accelerato della merce, mentre all'individuo
non resta che accettare, passivamente o attivamente,
l'ossessione della merce stessa. In questa deriva identitaria,
egli perde se stesso, ma, nell'assunzione di pasticche
o cibi artificiali, nella manipolazione continua del
proprio corpo, l'individuo trasforma la vita reale o
naturale in vita virtuale, ancora da vivere.
Giampietro
Guiotto
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